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 Oggetto del messaggio: QUALE STESURA E' OTTIMALE?
 Messaggio Inviato: 24 lug 2016, 17:36 
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Iscritto il: 11 lug 2014, 16:38
Messaggi: 73
Ho scritto il background di un personaggio e volevo vostri pareri a riguardo:

1^- stesura

KLAUS HAUER
Klaus Hauer si pensa sia nato da una famiglia di umili contadini, che non lo desiderava e non aveva possibilità di sfamare un'altra bocca, non son ben note le sue origini, potrebbe essere figlio di zingari per quanto ne sappiamo.
Abbandonato in fasce davanti a un orfanotrofio gestito da suore, prese il nome Zacharias, divenne vittima di soprusi e atti di bullismo fin dalla più tenera età. Cresciuto nell’orrore, l’unico amico che ebbe, fu un ragazzo più grande di nome Abel.
Arrivato alla tenera età di dieci anni, decise di buon accordo con Abel di fuggire dall’orfanotrofio, durante una notte, nel silenzio più totale, calandosi da una finestra con delle lenzuola intrecciate, sperando di cambiare la loro disastrosa vita.
Venne allora quella fatidica notte, tutto era pronto, la finestra spalancata, le lenzuola calate, il primo a scendere fu Zacharias, che arrivò tranquillamente a terra. Giunse il turno di Abel, cercò di calarsi, ma fu bloccato dalle suore, che lo picchiarono a morte per questa insubordinazione.
Preso dal panico Zacharias, iniziò a correre e si scontrò con un uomo, che, si venne a capire dopo, era il capo di una banda di giovani ladri. Lo accolse quindi sotto la sua “ala protettrice” e fu introdotto alla nobile arte del borseggio.
Nei due anni successivi si diede al furto con i suoi amici, e mentre viveva una vita apparentemente “libera”, iniziarono le prime pulsioni adolescenziali. Nel luogo dove viveva, vedeva sempre una bella ragazzina, per cui prese una cotta.
Un giorno decise di dichiararsi, e con addosso i suoi vestiti luridi, si presentò alla ragazza con in mano una rosa. La giovane prima titubante, poi divertita per quel regalo, decise di accertarlo e donare un bacio come ringraziamento.
Zacharias, tutto felice, per la prima volta nella sua triste esistenza si sentì amato, e il cuore gli batteva forte, quasi a esplodergli dal petto. Si ripresentò quindi dalla sua amata, ma fu intercettato da suo padre, un gioielliere ebreo, che non lo considerava all’altezza della sua bellissima figlia, che decise di dargli una lezione.
L’orefice era ubriaco, ruppe in uno stato d’ira la bottiglia di vino che stava bevendo, e per spaventare lo straccione gliela puntò in faccia. Preso dal panico Zacharias, si mosse mimando il gesto di un pugno e l’ebreo spaventato lo sfregiò in volto col pezzo di vetro appuntito.
L’amata si frappose fra i due, pregando il padre di smetterla, calmandolo, promettendo che si sarebbe dimenticata dell’indegno. Il gioielliere prese allora in braccio lo sfregiato, lo portò e abbandonò davanti ad un ospedale per farlo curare, con la promessa che non avrebbe mai rivelato l’autore materiale della ferita.
Tempo dopo il giovane, lasciata la casa di cura, tornò nuovamente in strada a far furti. Per una scommessa con i suoi compagni di scorribande, si ritrovò a dover prendere lo stemma di una macchina posteggiata lì vicino.
Credendo di non essere visto si avvicinò al cofano della vettura, tirò fuori un coltellino per staccare l’oggetto desiderato, ma fu intercettato dall’autista del mezzo che lo afferrò per un braccio e gli intimò di smetterla, pena il carcere.
Preso dal panico Zacharias, cominciò a piangere, dopo un po’ iniziò a sentire una voce che gli disse di tranquillizzarsi, e una mano gli si posò sulla spalla come a rassicurarlo. Era il Barone Octavius Von Strucker, proprietario dell’auto, e figura di spicco dell’esercito Nazista.
Il nobile lo prese di buon occhio, anche se stava per compiere un furto, gli chiese se volesse un piatto caldo e un giaciglio per la notte. Il giovane non sapendo cosa fare, e avendo paura di finire in prigione, accettò di buon grado quell’offerta.
Si ritrovò quindi nel castello del Barone, dove un maggiordomo gli fece un bagno, non prima di averlo squadrato da testa a piedi, e gli diede vestiti puliti da indossare. Guardando i quadri appesi al muro, Zacharias notò immagini di un bambino, cui si accorse di assomigliare come una goccia d’acqua.
Von Strucker l’aveva quindi preso di buon occhio perché somigliante a quel bambino? <<chissà chi era si domandò…>>. Il gerarca lo accolse seduto a un tavolo e lo invitò a cibarsi. Il ragazzo accettò volentieri, si accomodò e si mise a gustare le prelibatezze presenti.
Il Barone iniziò a chiedere di lui e come fosse finito a vivere una vita di strada, il ragazzo per nulla spaventato gli raccontò la sua storia (per quanto ne sapesse), e l’uomo ascoltò il racconto. Arrivò quindi la moglie del nobile, che sprizzando gioia da tutti i pori esordì con un: <<Victor allora è proprio vero che sei tornato, figlio mio da quanto tempo, pensavamo di averti perso... >>.
Zacharias capì che il bambino nei dipinti era il figlio della coppia, scomparso da qualche tempo, rapito forse, o scappato da casa. Octavius gli disse che l’offerta di rimanere in quella casa era estesa fino a quando non si fosse stufato di quella vita. Il giovane accettò di buon grado, gli si proponeva una vita stupenda, e lui non si sarebbe fatto sfuggire l’occasione.
Il Barone a tutti gli effetti lo adottò e lui divenne Victor Von Strucker, il “figlio” a lungo cercato, e mai ritrovato, fino ad allora… A tutte le feste cui partecipava, il nobile, raccontava la casualità dell’incontro e di come fosse contento di aver trovato il “figlio” perduto.
Octavius era un esperto studioso dell’occulto e avvicinò il “figlio” a quest’arte, facendogli leggere tutti i tomi presenti nell’estesa biblioteca del castello. Lo fece quindi educare dalle migliori menti della Germania, per dargli una cultura ottimale, attua a diventare una persona di spicco del Reich.
Cresciuto, il giovane finì quindi per seguire le orme del “padre” militare, arruolandosi nell’esercito, con il Barone che sprizzava gioia da tutti i pori per questa scelta. Rivelatosi il migliore del suo corso, Victor fu premiato. Venendo a conoscenza della sua passione e studio dell’occultismo, i suoi superiori vollero mettere alla prova la sua fedeltà al Reich.
Fu inserito nella polizia della sua città, con il compito di spedire gi ebrei e le altre razze inferiori nei campi di concentramento. Qui, durante un controllo, riconobbe l’autore materiale del suo sfregio, il gioielliere, che era accompagnato dalla figlia, il suo amore da ragazzo.
Preso da un impeto di collera per il ricordo di quanto avvenuto anni prima, prese a malmenare l’ebreo per vendetta. La donna pensava di aver riconosciuto in lui il suo antico spasimante, ma, lo sfogo di rabbia, la fece convincere che era solo una somiglianza superficiale, la speranza di una salvezza.
I superiori di Victor gli dissero che forse aveva esagerato un po’ a malmenare quella feccia, ma capivano anche il disgusto che si provava per quelli esseri inferiori, che avevano raggiunto condizioni di vita a loro non consone.
Finì quindi in un ramo della Thule-Gesellschaft, la “Squadra dei Consacrati a Dio” che operava sul campo nella ricerca di oggetti mistici sparsi per il mondo. Visse molte avventure con essa, e si dimostrò un valido soldato nel servire il Reich.
Fu spedito in Scandinavia a cercare il mistico “Anello dei Nibelunghi”, altro oggetto voluto dai nazisti. Nelle terre del Nord la vita era ostica, il freddo si sentiva nelle ossa, ma il nostro non si lasciava abbattere.
Un giorno, accadde un imprevisto, la Squadra, mentre era in perlustrazione in cerca dell’oggetto, fu spazzata via. Victor riuscì a sopravvivere, ma ritornò al campo base in stato di shock. Venne rispedito in patria e mandato in una Clinica Psichiatrica per recuperare le facoltà mentali. Per alcuni era un codardo (infangando così il buon nome dei Von Strucker) che era scampato a una situazione difficile, per altri un miracolato da Dio.
Dopo mesi riuscì a riprendersi, fu messo a fare lavori di ufficio, sperando così di salvaguardargli la salute psichica da poco ripresa. Lo stress subito sul campo e la condizione d’impiegato che era costretto a vivere, lo spinsero al fumo, facendolo diventare un tabagista, lui che era sempre stato attento a non esagerare con i vizi.
Un giorno si decise e telefonò al “padre”, chiese se fosse possibile cambiare quella situazione in cui capitato, e avere una destinazione migliore. Il Barone oliò bene gli ingranaggi del potere, e dopo avergli fatto creare documenti ad hoc e un nuovo passato, fece rinascere (per la seconda volta…), il “figlio” adottivo.
Non sarebbe più stato il nobile Victor Von Strucker, ma il soldato Klaus Hauer ferito con onore in battaglia dopo aver salvato la vita a un suo superiore e premiato ad Agente Speciale Kripo per meriti sul campo.



Zacharias/Victor Von Strucker/Klaus Hauer
Si presenta come un giovane 35enne, alto 180 cm, fisico allenato, viso fiero e impassibile, con una vistosa cicatrice che dallo zigomo destro arriva al mento, occhi neri, capelli bruni, impomatati, con una divisa che sembra ogni giorno uscita dalla lavanderia per quanto è curata, modi “nobili e fini”e un rispetto per l’esercito quasi maniacale. Gran donnaiolo, ama molto bere del buon vino, quando possibile.
Cerca di tenere nascosto il suo passato e vivere al meglio questa nuova chance, ma i fantasmi dei suoi ricordi si ripresentano nelle notti, a volte si risveglia tutto sudato e inizia a fumare già di prima mattina per calmarsi.

2^- stesura con correzioni

+++KLAUS HAUER+++
Klaus Hauer si pensa sia nato da una famiglia di umili contadini, che non lo desiderava e non aveva possibilità di sfamare un'altra bocca. Non son ben note le sue origini, potrebbe essere figlio di zingari per quanto ne sappiamo.
Abbandonato in fasce davanti a un orfanotrofio gestito da suore, prese il nome Zacharias, diventando nel tempo vittima di soprusi e atti di bullismo da parte dei ragazzini più grandi. Cresciuto nell’orrore, l’unico amico che ebbe, fu un ragazzino più grande di nome Abel.
Arrivato all’età di dieci anni, decise di buon accordo con Abel di fuggire dall’orfanotrofio, durante una notte, nel silenzio più totale, calandosi da una finestra con delle lenzuola intrecciate, sperando di cambiare la loro disastrosa vita.
Venne allora quella fatidica notte, tutto era pronto, la finestra spalancata, le lenzuola calate. Il primo a scendere fu Zacharias, che arrivò tranquillamente a terra. Giunse il turno di Abel, cercò di calarsi, ma fu bloccato dalle suore, che lo trascinarono via, facendolo sparire.
Preso dal panico Zacharias, iniziò a correre, andando a scontrarsi con un uomo, che, si venne a capire dopo, era il capo di una banda di giovani ladri. Il farabutto lo accolse quindi sotto la sua “ala protettrice” e fu introdotto alla nobile arte del borseggio.
Nei due anni successivi si diede al furto con i suoi amici, e mentre viveva una vita apparentemente “libera”, iniziarono le prime pulsioni adolescenziali. Nel luogo dove viveva, vedeva sempre una bella ragazzina, per cui prese una cotta.
Un giorno decise di dichiararsi, e, con addosso i suoi vestiti luridi, si presentò alla ragazza con in mano una rosa. La giovane prima titubante, poi divertita dal dolce regalo, decise di accertarlo e donare un bacio come ringraziamento.
Zacharias, tutto felice, per la prima volta nella sua triste esistenza si sentì amato,il cuore gli batteva forte, quasi a esplodergli dal petto. Si ripresentò quindi dalla sua amata, ma fu intercettato da suo padre, un gioielliere ebreo, che non considerandolo all’altezza della sua bellissima figlia, decise di dargli una lezione.
L’orefice era ubriaco, ruppe in uno stato d’ira la bottiglia di vino che stava bevendo, e per spaventare lo straccione gliela puntò in faccia. Preso dal panico Zacharias, si mosse mimando il gesto di un pugno, e l’ebreo spaventato lo sfregiò in volto col pezzo di vetro appuntito.
L’amata si frappose fra i due, pregando il padre di smetterla, tentando di calmarlo, promettendo che si sarebbe dimenticata dell’indegno. Il gioielliere prese allora in braccio lo sfregiato, lo portò e abbandonò davanti ad un ospedale per farlo curare, con la promessa che non avrebbe mai rivelato chi fosse l’autore materiale della ferita.
Tempo dopo il giovane, lasciata la casa di cura, tornò nuovamente in strada a far furti. Per una scommessa con i suoi compagni di scorribande, si ritrovò a dover prendere lo stemma di una macchina posteggiata lì vicino.
Credendo di non essere visto si avvicinò al cofano della vettura, tirò fuori un coltellino per staccare l’oggetto desiderato, ma fu intercettato dall’autista del mezzo che lo afferrò per un braccio e gli intimò di smetterla, pena il carcere.
Preso dal panico Zacharias, cominciò a piangere. Dopo un po’ iniziò a sentire una voce che gli disse di tranquillizzarsi, e una mano gli si posò sulla spalla come a rassicurarlo. Era il Barone Octavius Von Strucker, proprietario dell’auto, figura di spicco dell’esercito Nazista.
Il nobile lo prese di buon occhio, anche se era nell’atto di compiere un furto, gli chiese se volesse un piatto caldo e un giaciglio per la notte. Il giovane non sapendo cosa fare, e avendo paura di finire in prigione, accettò di buon grado quell’offerta.
Si ritrovò quindi nel castello del Barone, dove un maggiordomo gli fece un bagno, non prima di averlo squadrato da testa a piedi, e gli diede vestiti puliti da indossare. Guardando i quadri appesi al muro, Zacharias notò immagini di un bambino, cui si accorse di assomigliare come una goccia d’acqua.
Von Strucker l’aveva quindi preso di buon occhio perché somigliante a quel bambino? <<Chissà chi era>>, domandò fra sé e sé…. Il gerarca lo accolse seduto a un tavolo e lo invitò a cibarsi. Il ragazzo accettò volentieri, si accomodò e si mise a gustare le prelibatezze presenti.
Il Barone iniziò a chiedere di lui, come fosse finito a vivere una vita di strada. Il ragazzo per nulla spaventato gli raccontò la sua storia (per quanto ne sapesse), e l’uomo ascoltò il racconto. Arrivò quindi la moglie del nobile, che sprizzando gioia da tutti i pori esordì con un: <<Victor allora è proprio vero che sei tornato, figlio mio da quanto tempo, pensavamo di averti perso... >>.
Zacharias capì che il bambino nei dipinti era il figlio della coppia, scomparso da tempo, rapito forse, o semplicemente scappato da casa. Octavius gli disse che l’offerta di rimanere in quella casa era estesa fino a quando non si fosse stufato di quella vita. Il giovane accettò di buon grado, gli si proponeva una vita stupenda, e lui non si sarebbe fatto sfuggire l’occasione.
Il Barone a tutti gli effetti lo adottò, formalmente Zacharias divenne Victor Von Strucker, il “figlio” a lungo cercato, e mai ritrovato, fino ad allora… A tutte le feste cui partecipava, il nobile, raccontava la casualità dell’incontro, di come fosse contento di aver trovato il “figlio” perduto.
Octavius era un esperto studioso dell’occulto. avvicinò il “figlio” a quest’arte, facendogli leggere tutti i tomi presenti nell’estesa biblioteca del castello. Lo fece quindi educare dalle migliori menti della Germania, per dargli una cultura ottimale, attua a diventare una persona di spicco del Reich.
Cresciuto, il giovane finì quindi per seguire le orme del “padre” militare, arruolandosi nell’esercito, con il Barone che sprizzava gioia da tutti i pori per questa scelta. Rivelatosi il migliore del suo corso, Victor fu premiato. Venendo a conoscenza della sua passione e studio dell’occultismo, i suoi superiori vollero mettere alla prova la sua fedeltà al Reich.
Fu inserito nella polizia della sua città, con il compito di spedire gi ebrei e le altre razze inferiori nei campi di concentramento. Qui, durante un controllo, riconobbe l’autore materiale del suo sfregio, il gioielliere, che era accompagnato dalla figlia, il suo amore da ragazzo.
Preso da un impeto di collera per il ricordo di quanto avvenuto anni prima, prese a malmenare l’ebreo per vendetta. La donna pensava di aver riconosciuto nel soldato il suo antico spasimante, ma, lo sfogo di rabbia, la fece convincere che era solo una somiglianza superficiale, la speranza di una salvezza impossibile.
I superiori di Victor gli dissero che forse aveva esagerato un po’ a malmenare quella feccia, ma capivano anche il disgusto che si provava per quelli esseri inferiori, che avevano raggiunto condizioni di vita a loro non consone.
Finì quindi in un ramo della Thule-Gesellschaft, la “Squadra dei Consacrati a Dio” che operava sul campo nella ricerca di oggetti mistici sparsi per il mondo. Visse molte avventure con essa, e si dimostrò un valido soldato nel servire il Reich.
Un giorno fu inviato in Scandinavia a cercare il leggendario “Anello dei Nibelunghi”, altro oggetto mistico voluto dai nazisti. Nelle terre del Nord la vita era ostica, il freddo si sentiva nelle ossa, ma il nostro non si lasciava abbattere.
Un giorno, accadde un imprevisto, la Squadra, mentre era in perlustrazione in cerca dell’oggetto leggendario, fu spazzata via. Victor riuscì a sopravvivere, ma ritornò al campo base in stato di shock. Venne rispedito in patria, mandato in una Clinica Psichiatrica per recuperare le facoltà mentali. Per alcuni era un codardo (infangando così il buon nome dei Von Strucker), fuggito a una gloriosa morte, per altri un miracolato da Dio scampato a una situazione difficile e oscura.
Dopo mesi riuscì a riprendersi, fu messo a fare lavori di ufficio, sperando così di salvaguardargli la salute psichica da poco ripresa. Lo stress subito sul campo e la condizione d’impiegato che era costretto a vivere, lo spinsero al fumo, facendolo diventare un tabagista, lui che era sempre stato attento a non esagerare con i vizi.
Un giorno si decise e telefonò al “padre”. Chiese se vi era la possibilità di cambiare quella sistemazione, e avere una destinazione migliore. Il Barone oliò bene gli ingranaggi del potere, dopo avergli fatto creare documenti ad hoc e riscritto il passato, fece rinascere (per la seconda volta…), il “figlio” adottivo.
Non sarebbe più stato il nobile Victor Von Strucker, ma il soldato Klaus Hauer, ferito con onore in battaglia, dopo aver salvato la vita a un suo superiore e premiato come Agente Speciale Kripo per meriti sul campo.



…Zacharias/Victor Von Strucker/Klaus Hauer…
Si presenta come un giovane 35enne, alto 180 cm, fisico allenato, viso fiero e impassibile, con una vistosa cicatrice che dallo zigomo destro arriva al mento, occhi neri, capelli bruni, impomatati, con una divisa che sembra ogni giorno uscita dalla lavanderia per quanto è curata, modi “nobili e fini”, un rispetto per l’esercito e la gerarchia quasi maniacale. Gran donnaiolo, ama molto bere del buon vino, quando possibile.
Cerca di tenere nascosto il suo passato e vivere al meglio questa nuova chance, ma i fantasmi dei suoi ricordi si ripresentano durante le notti, e a volte si risveglia tutto sudato, iniziando a fumare già di prima mattina per calmarsi.

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